Le lotte non si processano – compagn* liber*!

La manifestazione di sabato ha visto la partecipazione di più di 70.000 persone. Un numero enorme, che appare ancora più grande, se pensiamo che nessuna sigla di partito o istituzionale vi ha preso parte.

La rivendicazione di diritti, lavoro, casa e servizi sociali ha messo insieme la parte migliore di un Paese per anni anestetizzato da chi ha tentato collaborazionismi con i partiti filo-europeisti e da chi ha tentato di convincerci della necessità di costruire un clima di coesione nazionale fra operai, proletari e padroni, con la conseguente distribuzione iniqua dei sacrifici a carico della classe operaia. Abbiamo urlato, il 14 Dicembre 2010 e il 15 Ottobre 2011, che non avremmo pagato la crisi di nessuno, che non avremmo accettato di portare il peso di anni di sfruttamento e di umiliazione sul posto di lavoro. Lo abbiamo urlato anche lo scorso 19 Ottobre, a Roma, insieme ai comitati per la casa, agli studenti, ai migranti, e ai lavoratori che in questi anni hanno lottato contro i piani di ristrutturazione che si sono susseguiti con licenziamenti e casse integrazioni.

Finora, però, assistevamo alle dissociazioni di chi in piazza ci invitava a mantenere la calma, ci chiamava violenti, sobillatori, incoscienti, irresponsabili. Sabato, invece, abbiamo assistito a uno spettacolo diverso.

Sabato ci siamo ritrovati in una piazza unita, coesa, attorno a parole d’ordine chiare, limpide, condivise. Questa volta, nessuno si è dissociato. Gli anni di sacrifici e di umiliazioni si sono trasformati in rivendicazioni forti, e i manifestanti, di fronte alla repressione scientifica, chirurgica, della polizia, oggi, sono decisi su quale sia la parte giusta, nonostante le mistificazioni della stampa compiacente e nonostante il clima di terrore che era stato montato.

Gli arresti di Sabato confermano che l’unica risposta dello Stato a chi chiede diritti è la repressione:  violenza bruta delle forze dell’ordine, violenza burocratizzata della magistratura. In questo preciso momento sei compagn* sono ancora in carcere, in attesa di un’udienza di convalida prevista per domani mattina.

Ancora una volta, però, il tentativo di criminalizzare le lotte sarà respinto con la nostra rabbia e la nostra partecipazione. Mercoledì mattina saremo al presidio di fronte al carcere di Regina Coeli per far arrivare alle compagne  e ai compagni prigionieri tutta la nostra solidarietà. Venerdì mattina per le strade di Napoli, in corteo, per ribadire, ancora una volta, che le lotte non si processano.

 

Libertà per Sara, per Celeste, per Rafael, per Giovanni, per Raffaele, per Massimo.

Libertà per tutti i compagni e le compagne arrestat*, per riabbracciarvi tutt* liber*

Solidal* e unit* con chi lotta!

 

La cuoca di Lenin – lacuocadilenin.noblogs.org

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