Gli attacchi ai lavoratori non conoscono frontiere: il Belgio si prepara al blocco dei salari

Elio Di Rupo, capo del governo belga, l’aveva annunciato a fine 2012: la legge del 1996 sulla fissazione dei salari andava modificata. L’obiettivo è ridurre il divario salariale con i paesi limitrofi – Francia, Olanda, Germanai – ; in altre parole, impedire che in Belgio i salari crescano di più che negli altri paesi.

Legge attuale e proposta di modifica

La legge del 1996 prevede che ogni due anni sindacati e confederazioni padronali si incontrino per rideterminare i salari, sulla base di un indice di adeguamento e di un massimale di aumento. Il riferimento di cui tenere conto è il livello salariale dei vicini: se l’indicizzazione, ad esempio, prevede un aumento dell’1,8% a fronte di un aumento del 2% nei paesi limitrofi, il massimale veniva fissato allo 0,2%.

La bozza di modifica attualmente in discussione prevede l’obbligo che l’incremento complessivo non sia superiore a quello degli altri paesi, anzi ci si auspica che spesso resti inferiore. Ogni due anni, degli esperti stabiliranno le prospettive di evoluzione dei salari dei paesi limitrofi, entro le quali i salari belgi dovranno obbligatoriamente restare. Se per ipotesi a fronte di un incremento biennale dello 0,2% della Francia esistesse un precedente scarto salariale positivo per il Belgio, l’adeguamento salariale biennale salterebbe: in questo modo è stato calcolato che i salari potrebbero restare fermi anche per sei anni (ciò che è stato determinato ope legis in Italia e ha portato al risultato che i salari del pubblico impiego sono fermi al 2009)

Sanzioni

La legge del 1996 prevede che la norma salariale venga fissata in un contratto collettivo: nulla impedisce che, nei settori in cui i lavoratori esprimono maggiore forza contrattuale (ad es. la chimica), i contratti possano essere rivisti al rialzo; solo in caso di disaccordo tra le parti il governo interviene in modo imperativo.

La bozza in discussione prevede, invece, che il margine di aumento sia fissato per decreto governativo: gli imprenditori che sottoscrivessero eventualmente contratti con un margine più alto sarebbero sanzionati penalmente con multe. L’obiettivo dichiarato del governo è quello di cancellare la negoziazione intersettoriale e di annullare la forza relativa di determinati settori di classe, offrendo ai padroni il forte appoggio del governo contro richieste di aumenti più consistenti.

Bonus

I padroni che rispettano la legge verrebbero premiati con un bonus sulle spese sociali, finanziato da un apposito costituendo “Fondo per la competitività” nel quale sarebbero versati 600 milioni di euro nel 2015 e altri 600 milioni nel 2017: indipendentemente dai profitti, chi riesce a contenere i salari viene appositamente ed esplicitamente premiato.

Conclusioni

I salari belgi dovranno essere adeguati a quelli dei paesi limitrofi, ha dichiarato il ministro del lavoro Monica de Coninck, entro sei anni: ovviamente, se i vicini iniziano a partecipare attivamente a questa gara al ribasso, il blocco salariale può durare anche più a lungo.

Le somiglianze con quanto vissuto in questi anni in Italia sono notevoli, si può dire anzi che l’Italia, anche questa volta, abbia fatto da apripista per il padronato continentale. Processi del genere ci dimostrano la distanza tra la mera e superficiale comparazione dei valori assoluti – vuoi dei salari, vuoi della ricchezza privata – e le dinamiche reali delle relazioni capitale-lavoro: se la prima diventa spesso, anche a sinistra, puntello per giustificare presunti conflitti d’interesse “geografici” che vedrebbero i diversi settori nazionali del proletariato continentale “l’un contro l’altro armati”, le seconde ci indicano, ancora una volta, che la via da perseguire è sempre quella dell’unità di classe, al di là delle divisioni fittizie.

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