Insegnanti in piazza in Brasile

Anche questa settimana, sulla nostra mailing list, troviamo decine di notizie che riguardano lotte in tutto il mondo. Più passa il tempo, più diventa chiara l’omogeneità delle strategie che i governi dei Paesi a capitalismo avanzato mettono in campo per ridefinire equilibri sociali favorevoli alla sopravvivenza del sistema produttivo capitalista.

Nessuna parte del mondo sembra essere immune da scioperi, esternalizzazione di impianti industriali, privatizzazioni di enti pubblici, destrutturazioni di servizi e diritti. In Brasile (a Rio de Janeiro) l’8 Ottobre, si sono consumati violentissimi scontri tra insegnanti e forze dell’ordine. Decine di migliaia di professori e lavoratori nel campo dell’educazione hanno protestato con forza indicendo uno sciopero che è andato avanti per 46 giorni e che è sfociato in una manifestazione, durata fino a notte con scontri e cariche da parte della polizia.

Il sistema educativo in Brasile è al collasso; lo stipendio degli insegnanti sembra non aver risentito del cosiddetto “miracolo brasiliano”, attestandosi a una cifra ridicola che equivale a 335 euro. Non solo: la scuola è stata progressivamente privatizzata, a partire dai servizi (esternalizzati e costosissimi per i singoli istituti). Le scuole spesso, per pagare le ditte di pulizia, gli impianti di riscaldamento e per evadere le spese di gestione che prima erano a carico dello Stato, non hanno soldi per pagare gli insegnanti che spesso sono costretti a turni pomeridiani non retribuiti.

Anche Paesi fuori dall’orbita europea, e anche in quei Paesi che nel senso comune sembrano incarnare un modello di capitalismo in crescita e virtuoso, le contraddizioni non esitano ad emergere. La borghesia di nessun Paese o continente è disposta a rinunciare al suo ruolo di classe dominante. La destrutturazione dei diritti lascia emergere sempre di più e nella sua forma più limpida e trasparente, l’abominio e la barbarie dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, vera fonte di sopravvivenza e valorizzazione del capitale.

Rivendichiamo i nostri diritti, dalle scuole, alle fabbriche, alle università.

Lavorare meno, lavorare tutti!

http://deutsche-wirtschafts-nachsrichten.de/2013/10/09/schwere-ausschreitungen-in-rio-de-janeiro/

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