Report Germania | Maggio 2014

Il presente report rappresenta un quadro sommario dell´attuale situazione economica e lavorativa tedesca, oltre che delle proteste che stanno crescendo nei numeri e nelle rivendicazioni. Ciascun tema, come ad esempio salari, esportazioni, sistema pensionistico, proteste, ruolo dei sindacati, ecc., meriterebbe un´analisi più approfondita. Questo report vuole però evidenziare i punti in comune tra la Germania ed altri paesi dove gli effetti dell´attuale crisi sono più evidenti, inoltre vuole svelare ciò che si cela dietro il famigerato “boom economico tedesco”.

La Germania mantiene la propria competitività economica soprattutto grazie a tre fattori principali: la compressione dei salari, la spinta nel campo delle esportazioni, i tagli alla spesa pubblica. Un consulente della cancelliera Angela Merkel, Roland Berger, ha spiegato:

“Le riforme tedesche hanno avuto successo: iniziate nel 2003 con una liberalizzazione del mercato del lavoro e un aumento degli stipendi reali inferiore all’incremento della produttività. Poi è seguito il taglio dei costi del sistema sociale (sanità, sussidio di disoccupazione, ndr), l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni, la creazione di un segmento di bassi salari. Nel frattempo la Germania ha ridotto le imposte all’industria ma aumentato quelle indirette”. Risultato: “Fra il 2000 e il 2010 i costi del lavoro per unità di prodotto in Germania sono aumentati del 3,9%, in Italia del 32,5%. I costi dei prodotti tedeschi così sono diminuiti del 18,2 % rispetto agli altri Paesi dell’euro” (vedi nota 2.).

La compressione dei salari tedeschi ha generato quindi un crollo dei consumi privati e degli investimenti. L´attuale situazione è una diretta conseguenza della Agenda 2010 di Schröder firmate da Peter Hartz. Schröder ha dichiarato con orgoglio di aver creato oltre due milioni e mezzo di posti di lavoro, ma dietro si cela che

(da uno studio dell’Istituto per il Lavoro e la Qualificazione dell’Università di Duisburg Essen Instituts für Arbeit und Qualifikation del 2013)

– circa 8 milioni di lavoratori guadagnano meno di 9.15 € lorde per ora

– circa 1.4 milioni guadagnano meno di 5 Euro

– 800.000 dipendenti vivono con un salario mensile lordo inferiore a 1.000 €.

Moltissimi lavoratori sono dunque impiegati nel Niedriglohnsektor, il settore a basso salario. Inoltre c´è da registrare che questi impieghi sono perlopiù a tempo pieno e che tra questi lavoratori coloro che guadagnano meno sono le donne, gli immigrati e i lavoratori della Germania orientale.

La cosiddetta flessibilità è stata raggiunta grazie ad una diffusione massiccia dei Mini-job (lavori a 20 ore settimanali, con contratti iperflessibili, con retribuzione pari a max. € 450,- netti mensili), mentre i posti di lavoro a tempo indeterminato sono diminuiti.

Ma il Mini-Job non è l´unico elemento da tenere presente, c´è da considerare tutta la sfera del dumping salariale ossia il processo attraverso il quale viene esercitata una pressione verso il basso del livello generale dei salari, molto forte in Germania, cosí come i “contrattini” e l´oltre 1,4 milioni di lavoratori che guadagnano meno di 4 € l´ora. Poiché moltissimi non riescono a far fronte alle spese di sussistenza, lo Stato tedesco contribuisce all’affitto, alle spese di trasporto, alla scuola dei figli, condannando i lavoratori precari ad una esistenza di dipendenza e mettendoli di fatto in trappola.

Se si calcola che i Minijobber prenderanno circa € 3,11 di pensione al mese per ogni anno lavorativo, non sará difficile fare due conti e sapere quanto poco avranno andando in pensione a 67 anni (67!).

Ecco perché moltissimi pensionati decidono di fare lavoretti come distribuire giornali o riempire gli scaffali dei supermercati per arrotondare la misera pensione.

Sul fronte delle esportazioni, che secondo moltissimi sono il generatore del boom economico tedesco, la Germania ha ricevuto il cartellino rosso da Bruxelles. La UE ha aperto un´indagine ai danni della Repubblica federale che è tuttora in corso e riguarda il surplus delle partite correnti eccessivamente elevato e che riguarda il rapporto economico/commerciale della Germania con il mondo intero e non soltanto con l´Eurozona.

La Germania è accusata di esportare tanto e consumare molto poco, di vendere e di non investrire (in scuola, ricerca, impresa), penalizzando in tal modo gli altri Paesi.

Le proteste degli ultimi anni contro le politiche di austerità e i tagli alla spesa pubblica per ridurre il debito pubblico hanno coinvolto anche la Germania. I temi sono comuni a quelli del resto d´Europa – un filo rosso unisce molte nazioni d´Europa, la crisi ha declinazioni ed effetti diversi a seconda del Paese in cui si manifesta, la crisi è presente quindi anche in Germania e sarebbe un errore gravissimo ritenere la Repubblica Federale immune dagli effetti della crisi. Questa non conosce confini. La protesta non conosce confini.

Amazon, Neupack, Lufthansa, Deutsche Post, Karstadt, DHL, TNT, e tanti altri, sono solo alcune delle aziende investite da proteste per le precarie condizioni dei lavoratori, per i tagli al personale, i salari bassissimi, la discriminazione tra lavoratori a tempo indeterminato e interinale. Le rivendicazioni sono state e sono tante, più o meno sostenute dai sindacati (soprattutto Ver.di e IGMetall).

Le proteste nel settore della logistica e del commercio al dettaglio sono dunque aumentate svelando l´urgenza della rivendicazione di migliaia di lavoratori.

Compito di molti attivisti e lavoratori è quello di allargare il raggio d´azione delle proteste, creando appuntamenti internazionali

http://mayofsolidarity.org/

In tal senso Blockupy è la piattaforma internazionale che risponde alla crisi con la protesta. Immingrati, rifugiati, precari, studenti, ecc.: c´è posto per tutti e non ci sono limiti internazionali agli appuntamenti ed alle proposte di Blockupy.

Proteste davanti le fabbriche a fianco dei lavoratori, conferenze per comprendere il ruolo della Troika e dei “capitalismi nazionali” nell´ambito della Berliner Ostkonferenz, marcia per la pace il 19. Maggio a Bruxelles a fianco dei rifugiati: tutto questo è un modo per liberare il campo da dubbi sugli agenti della crisi e sulle risposte alla/alle crisi. L´attenzione si rivolge alle singole proteste in ciascun Stato e parallelamente a quelle internazionali, insistendo su temi comuni, documenti e slogan condivisi, partecipazione transnazionale.

Le lotte possono funzionare solo se sono precedute da una grande preparazione riguardo ai temi, ai documenti, agli incontri, alla condivisione di esperienze; il ruolo dei sindacati e dei Betriebsräte (consigli di fabbrica) non è da sottovalutare, ma manca ancora una cooperazione effettiva.

La situazione ed il ruolo del sindacato tedesco appare infatti allo stato attuale confusa e frammentaria. Il contatto con i consigli di fabbrica rappresenta inoltre un punto cruciale poiché si va ad agire laddove sono le proteste. Il limite del sindacato tedesco sembra esser (tra le altre cose) quello di “sparire” all´indomani della protesta e di essere poco presente nella lunga durata.

Blockupy sta preparando la manifestazione di Frankfurt per impedire l´apertura della nuova sede della BCE, ma questo é solo l´atto “trainante”, molte altre proteste a livello internazionale (es. Torino, 11 luglio) sono giá state annunciate

 per agire:

– contro la precarietá

– contro gli effetti della gentrificazione (che procede di pari passo alla stagnazione dei salari)

– contro le politiche della troika

Fonti:

1) Report da Berliner Ostkonferenz Blockupy http://berlin.blockupy-frankfurt.org/666/

2) http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/23/germania-ricchezza-dai-lavoratori-alle-imprese-cosi-nasce-locomotiva/717973/

 

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